#DEBITO #BANCARIO: Contratto swap - Nullità - Mancanza del rischio della copertura - Nullità parziale - Ripetizione dell'indebito

martedì 21 gennaio 2020 - 13:11

Il Tribunale Torino, con provvedimento del 14 Gennaio 2020 si è espresso in merito al contratto di swap il quale può essere definito un contratto nominato, ma atipico in quanto privo di disciplina legislativa (ovvero solo socialmente tipico), a termine, consensuale, oneroso e aleatorio, contraddistinto per ciò che riguarda l'interest rate swap dallo scambio a scadenze prefissate dei flussi di cassa prodotti dall'applicazione di diversi parametri ad uno stesso capitale di riferimento (c.d. nozionale), sicché la funzione del contratto consiste nella copertura di un rischio mediante un contratto aleatorio, con la finalità di depotenziare le incertezze connesse ai costi dei finanziamenti oppure, in assenza di un rischio da cui cautelarsi, in una sorta di scommessa che due operatori contraggono in ordine all'andamento futuro dei tassi di interesse. Deve essere esaminato se il contratto oggetto di causa, come concretamente prospettato dalle parti e come sopra descritto, non costituisca una deviazione dalla causa rispondente alla tipicità sociale sopra descritta (come affermata dalla società attrice secondo cui lo schema causale è stato adoperato dalla banca per finalità non ad esso coerenti, non essendo in grado in concreto di realizzare la funzione di copertura dell'interest rate swap a vantaggio del cliente), in quanto deve ritenersi che per la validità di un contratto non è sufficiente affidarsi ad una delle fattispecie contrattuali già previste dalla legge o dalla consuetudine sociale (secondo un'ottica di causa intesa come sostanzialmente coincidente con la funzione tipica e sociale del modello contrattuale prescelto), essendo invece ormai necessario valutare anche se il contratto abbia determinato un apprezzabile mutamento nella sfera giuridica dei contraenti sotto il profilo dell'idoneità a perseguire il risultato economico voluto dalle parti, dovendosi quindi testare la causa in concreto, pena la nullità del contratto medesimo per difetto di causa. La causa quale elemento essenziale del contratto non deve essere intesa come mera ed astratta funzione economico sociale del negozio bensì come sintesi degli interessi reali che il contratto è diretto a realizzare, e cioè come funzione individuale del singolo, specifico contratto, a prescindere dal singolo stereotipo contrattuale astratto, allora nel caso in cui si riscontri che un contratto di swap è stato strutturato in modo tale che, concretamente, uno dei contraenti, ovvero tendenzialmente il cliente dell'istituto bancario, ben difficilmente avrebbe potuto beneficiarne in quanto, a mero titolo esemplificativo, l'andamento del tasso d'interesse che gli avrebbe determinato un beneficio alla luce delle pattuizioni contrattuali non era concepito come concretamente realizzabile dagli operatori del sistema (a cominciare dalla Banca centrale europea), allora evidentemente lo swap è privo di causa in concreto, per inidoneità della funzione di copertura cui era unicamente finalizzato. La valutazione, va fatta ex ante: l'esistenza di una causa in concreto, infatti, quale elemento genetico del contratto, non può che essere valutata al momento della stipulazione del contratto, unico momento in cui le parti hanno potuto effettuare le loro valutazioni in punto convenienza del contratto, essendo invece irrilevante la data di efficacia del contratto nonché il concreto andamento ex post del derivato non potendosi infatti desumere dai guadagni o dalle perdite conseguiti dal cliente l'esistenza o meno di una valida causa in concreto al momento della stipulazione del contratto. La mancanza del rischio oggetto di copertura comporta la nullità del contratto swap finalizzato a tale scopo per difetto di alea. L'eccezione di pagamento di un'obbligazione naturale ex art. 2034 c.c. non può essere accolta allorquando la società non ha corrisposto i flussi negativi sorti dallo swap spontaneamente ed in esecuzione di doveri morali o sociali, ma in quanto a lei imposto sulla base di un contratto nullo per difetto di causa (sicché il denaro da essa corrisposto non corrispondeva ad una prestazione effettivamente resa dalla controparte, la cui alea era nel complesso, infatti, sostanzialmente inesistente alla luce del terzo tasso fisso pattuito a carico del cliente, tale da elidere ogni possibile vantaggio derivante dai primi due tassi fissi pattuiti). Il contratto nullo per difetto di causa ha come conseguenza la ripetizione dell'indebito ex art. 2033 c.c. (Cassazione penale, sez. II, 17/09/2010, n. 35352; Cassazione civile, sez. II, 18/11/1995, n. 11973), con conseguente pieno diritto alla ripetizione di quanto versato

 
 

DEBITO TRIBUTARIO - Cartelle previdenziali: prescizione della cartella di pagamento in cinque anni

lunedì 20 gennaio 2020 - 18:43

Il termine di prescrizione della cartella INPS, applicabile quindi al credito previdenziale è quinquennale e non decennale. La Corte di Appello aveva già accolto l'appello proposto dalla contribuente nei confronti di Equitalia e Inps, avverso la decisione con la quale il Tribunale ne aveva, invece, rigettato il ricorso contro l'intimazione di pagamento, relative a cinque cartelle esattoriali mai notificate. L'Agenzia delle Entrate e Riscossione ha contestato la decisione della Corte territoriale, considerata errata, per la mancata applicazione del termine decennale di prescrizione. La Corte di Cassazione con l'ordinanza del 16 gennaio 2020 ha rigettato il ricorso affermando pacificamente che in ambito fiscale vale, come regola generale, il termine ordinario di prescizione equivalente a 5 anni.

 
 

#DEBITO #BANCARIO ED ESECUZIONE IMMOBILIARE: Il Tribunale di Pistoia nella procedura esecutiva n 275/2017 sospende la vendita grazie all'intervento del nostro Studio

venerdì 17 gennaio 2020 - 21:10

E' quanto accaduto ad un'impresa individuale nostra cliente la quale, per un debito generato da rate insolute relative ad un mutuo ipotecario, si vedeva mettere all'asta da ICCREA BancaImpresa il locale dove ancora ad oggi svolge la propria attività di impresa. All'esito di una trattativa complessa la posizione è stata chiusa con il riconoscimento di una somma a saldo e stralcio che così ha evitato la vendita del locale commerciale appartenente al cliente, e la possibilità, quindi, di procedere nella propria attività d'impresa con maggiore sollievo. Questo dimostra che anche quando si arriva alla vendita all'asta è sempre possibile ottenere un risultato che possa tutelare il cliente nei confronti del debito contratto con la Banca, e a condizioni decisamente favorevoli per il debitore. L'esecutato, versando la somma a saldo e stralcio in un'unica soluzione, riesce ad ottenere un abbattimento della somma dovuta importante e non rischiare che il proprio bene sia svalutato e venduto ad un prezzo ribassato che comunque non gli consentirebbe di estinguere il debito. Per quanto concerne la Banca la stessa spesso accetta tale soluzione perché, anche se rientra di un importo minore, può contare con certezza sulla cifra pattuita ed evitare così le lungaggini ed i costi di una procedura esecutiva immobiliare, e soprattutto sfuggire all'incognita che il bene sia sottostimato dal perito, come spesso accade, e venduto ad un prezzo fuori mercato, con conseguenti margini di incasso davvero irrisori. Tutto questo dimostra che non bisogna disperare quando si subisce una esecuzione immobiliare e che c'è sempre la possibilità di avere un'opportunità anche quando apparentemente pare che non ci siano più alternative alla perdita del bene pignorato

 
 
 

DEBITO BANCARIO - La liberazione del fideiussore per obbligazione futura: il creditore deve provare la diligenza nella concessione dle nuovo credito

lunedì 13 gennaio 2020 - 20:15

Al fine di valutare se il fideiussore si sia liberato dall'obbligazione di garanzia per un'obbligazione futura rileva che, in assenza di specifica autorizzazione del fideiussore, il creditore abbia concesso credito al debitore nella consapevolezza del mutamento delle condizioni patrimoniali di questo. Infatti, l'obbligo del creditore di proteggere l'interesse del fideiussore per un'obbligazione futura a vedere conservata la garanzia patrimoniale del debitore costituisce un'obbligazione cui è tenuto ex art 1956 cod. civ., a pena di liberazione del fideiubente dalla garanzia prestata, e pertanto sul creditore che abbia consapevolmente concesso credito in una situazione di obiettivo peggioramento delle condizioni patrimoniali del debitore, senza avere acquisito una specifica autorizzazione del fideiubente, grava l' onere probatorio circa il suo esatto adempimento, secondo il criterio di diligenza valutata in rapporto all' homo eiusdem condicionis et professionis.

 
 
#DEBITO #BANCARIO: Impignorabilità della prima casa anche per debiti delle Banche
venerdì 10 gennaio 2020 - 20:59

Ricorderete che il divieto di pignorare la prima casa era stato già previsto per Agenzia Entrate Riscossione. Ora anche le Banche non potranno più pignorare l'immobile se si procederà alla richiesta di rinegoziazione del mutuo. Ciò è stato stabilito nella Legge n. 157/2019 (di conversione del DI n. 124/2019) già pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 dicembre. La previsione normativa introduce una forma di rinegoziazione del mutuo in favore del consumatore che non ha potuto pagare il mutuo ed è soggetto a pignoramento immobiliare. Potrà godere ti tale opportunità chi si è visto pignorare la propria abitazione nel periodo intercorrente tra il 1 gennaio 2010 ed il 30 giugno 2019. Per cui, per esercitare tale facoltà occorre che siano rispettati i seguenti requisiti: 1) che l'immobile sia una prima casa; 2) che il debitore sia un consumatore, ossia una persona fisica; 3) che sia stato pagato almeno il 10% del finanziamento e che il debito residuo non sia superiore ai 250.000,00 euro. Nei prossimi giorni pubblicheremo ulteriori approfondimenti sul punto. Intanto seguiteci sul nostro sito: http://www.studiolegaledmg.it/news.php?start=0&da_numero=0

 
 
 
#DEBITO #BANCARIO: LA BANCA E' SEMPRE OBBLIGATA A FORNIRE COPIA DEI DOCUMENTI BANCARI A RICHIESTA DEL CLIENTE.
giovedì 09 gennaio 2020 - 20:38

Con sentenza n. 27769/2019, pubblicata lo scorso 30 ottobre ma le cui risultanze sono state rese note solo di recente, la Corte di Cassazione è tornata a riaffermare il principio secondo cui l'Istituto di Credito è sempre obbligato a fornire ai propri clienti la documentazione bancaria di cui dovessero fare richiesta. E tale diritto rimane impregiudicato anche nei confronti degli aventi causa dal cliente stesso. Invero l'articolo 119 del Testo Unico Bancario in tema di "Comunicazioni periodiche alla clientela", al comma 4, prevede espressamente che il cliente (o colui che gli succede nell'amministrazione dei suoi beni) ha diritto ad ottenere copia della documentazione entro un termine massimo di 90 giorni dalla richiesta. Il cliente - risparmiatore, secondo il giudice di legittimità, per vedere soddisfatta la sua richiesta deve solamente provare l'esistenza del rapporto contrattuale. Secondo la Cassazione l'unico limite posto alla richiesta del cliente è quello dato dallo scorre del termine di prescrizione decennale, termine entro il quale la Banca è tenuta a mantenere la documentazione in suo possesso a disposizione del cliente. In conclusione, quest'ultima sentenza della Cassazione può considerarsi un ulteriore ed importante contributo nell'ottica della miglior tutela dei clienti bancari, in quanto ribadisce il principio secondo cui il diritto di ottenere copia della documentazione inerente alle operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni ex art. 119, comma 4, T.U.B., non può comportare un onere eccessivo per il Cliente con riguardo all'individuazione del rapporto e dei relativi documenti, né in merito all'esperimento di una preventiva richiesta in sede giudiziale.

 
 
Debito e Sovraindebitamento: E' inammissibile il provvedimento del giudice che impone il deposito preventivo di una somma per le spese di procedura.
mercoledì 08 gennaio 2020 - 19:20

La Corte di Cassazione sez. I, 19 Dicembre 2019, n. 34105, in tema di composizione della crisi da sovraindebitamento di cui alla legge n. 3 del 2012, il giudice non può, in assenza di una specifica norma che lo consenta, imporre al debitore, a pena di inammissibilità, il deposito preventivo di una somma per le spese che si presumono necessarie ai fini della procedura, potendo semmai disporre acconti sul compenso finale spettante all'organismo di composizione della crisi, ai sensi dell'art. 15 del d.m. 24 settembre 2014, n. 202, tenendo conto delle circostanze concrete e, in particolare, della consistenza dei beni e dei redditi del debitore in vista della fattibilità della proposta di accordo o del piano del consumatore, anche ai sensi dell'art. 8, comma 2, della legge n. 3 del 2012;

 
 
#DEBITI AGENZIA ENTRATE #RISCOSSIONE (#EQUITALIA) e #BANCARI: Breve carrellata di alcuni provvedimenti ottenuti per i nostri clienti nel 2019
giovedì 02 gennaio 2020 - 10:22

La nostra attività avente ad oggetto la gestione del debito ci ha portati molto spesso a toccare con mano la circostanza che tante delle cartelle notificate contengano somme non dovute dai contribuenti per vari motivi, i più frequenti sono i seguenti: molto spesso i tributi richiesti sono prescritti, a volte parliamo di somme dovute per attività svolte molti anni addietro, le cui cartelle di pagamento non sono state notificate; in altri casi le somme chieste a titolo di aggio o interessi non sono dovute perché eccesive, quindi analizzando le cartelle si possono contestare e non versarle; altra fattispecie frequente è la omessa notifica degli atti o la notifica ad indirizzi dove non si è più residenti da anni: oppure l'iscrizione di ipoteca effettuata senza la notifica del preavviso di ipoteca o altrettanto in caso d'iscrizione di fermo amministrativo; ed ancora l'iscrizione di fermo amministrativo su veicoli strumentali allo svolgimento della attività. La contestazione dei citati vizi ed altri ancora non indicati ci hanno consentito di ottenere l'annullamento di diverse cartelle esattoriali che presentavano una o più delle problematiche illustrate, quali ad esempio: 1) Tribunale di Bologna – sezione lavoro – procedimento n. 1996/2019 – Il Giudice sospende l'esecutività del ruolo e di conseguenza il pignoramento del quinto dello stipendio di un ex artigiano ora dipendente che ha maturato debiti contributivi con INPS e INAIL ormai prescritti; 2) Giudice di Pace di Bologna – procedimento n. 5204/2018 – Il Giudice ha annullato diverse multe ormai prescritte perché risalenti nel tempo; il cliente a distanza di tanti anni si è visto notificare un atto di intimazione con il quale si richiede il pagamento delle somme dovute con la minaccia che trascorsi 5 gg si sarebbe proceduto alla esecuzione forzata; 3) Commissione Tributaria di Cremona – sentenza n 44/1/19 – La Commissione ha accolto l'eccezione di inutilizzabilità delle difese dell'Ente Impositore che si è fatto difendere da avvocato appartenente al libero Foro; Questo ha determinato che le difese della parte avversa al contribuente non fossero utilizzabili per la decisione della controversia; 4) Tribunale di Livorno – procedimento n 255/2018 – contro Banca MPS – La consulenza d'ufficio svolta nel procedimento di opposizione a decreto ingiuntivo con il quale la Banca chiedeva in pagamento della somma di € 520.000,00 ha confermato le risultanze della nostra consulenza che stabiliva che oltre 480.000,00 non fossero dovuti. 5) Bolli Auto non dovuti – Autotutela avanti alla Regione Emilia Romagna – Il caso trattato riguardava un cliente che si è visto notificare un avviso di pagamento per bolli auto mai pagati, afferenti ad un'auto non di sua proprietà. L'Ente impositore ha constatato l'errore ed ha annullato l'avviso di pagamento liberando il cliente da una pretesa economica ingiusta. Queste e molte altre rappresentano decisioni riguardanti fattispecie da noi trattate e risolte in modo positivo che hanno fatto giustizia rispetto a richieste di pagamento per somme non dovute. Tutto ciò dimostra che sia sempre utile rivolgersi a professionisti che si occupano di gestione del debito al fine di capire se in effetti una pretesa di pagamento sia giusta o meno. Per ulteriori informazioni visitate il nostro sito: http://www.studiolegaledmg.it/news.php?start=0&da_numero=0

 
 
#FALLIMENTO IMPRESA AGRICOLA: L'impresa agricola che svolga attività commerciale anche per un periodo limitato può essere dichiarata fallita
lunedì 23 dicembre 2019 - 14:19

La sottrazione dell'impresa agricola al fallimento non impedisce che la stessa venga ciò nonostante dichiarata fallita qualora svolga anche attività commerciale. Una volta accertato l'esercizio in concreto di attività commerciale, in misura prevalente sull'attività agricola contemplata in via esclusiva dall'oggetto sociale di un'impresa agricola costituita in forma societaria, questa resta assoggettabile a fallimento nonostante la sopravvenuta cessazione dell'esercizio di detta attività commerciale prevalente al momento del deposito di una domanda di fallimento a suo carico. Quindi al fine di verificare se una società sia o meno assoggettabile alla procedura fallimentare è necessario verificare in concreto quale attività la stessa svolga

 
 
 
#BANCA POPOLARE DI #BARI OPERAZIONI BACIATE: LA "TRUFFA" DELLE OPERAZIONI BACIATE.
venerdì 20 dicembre 2019 - 21:30

Dopo il "crack" della Banca Popolare di Bari, sottoposta attualmente alla procedura concorsuale dell'amministrazione straordinaria, si è tornato a parlare del fenomeno relativo alle "operazioni baciate". Ma specificatamente cosa sono le "operazioni baciate"? In parole povere si tratta di un ricatto bello e buono che si spiega semplicemente in questi termini "Se tu cliente vuoi la concessione di un mutuo, di un prestito o di un fido devi comprare prima qualche azione e/o obbligazione convertibile in azione della banca stessa. Quindi, in sintesi, funzionava così "ti concedo un prestito ad una cifra più alta oppure ad un tasso d'interesse irrisorio così puoi acquistare un bel pacchetto d'azioni". E magari per convincerti dicevano pure che "si trattava di un investimento sicuro... anzi vantaggioso ?". Purtroppo oggi, ancora una volta, abbiamo scoperto che si trattava solo di una "favoletta" senza lieto fine o quasi... Infatti recentemente il Tribunale di Venezia grazie alla sentenza n.1758/2019 ha stabilito la nullità delle suindicate operazioni in quanto contrarie al divieto contenuto nell'art. 2358 c.c., di "finanziare gli acquisti di azioni di società per azioni". Per questi motivi il Tribunale ha chiarito che tale divieto si estende anche alle società cooperative, quale era la Popolare di Bari o quella di Vicenza all'epoca dei fatti, ed in generale per tutte le banche popolari. Pertanto dalla succitata decisione deriva conseguenzialmente la nullità delle "c.d. Operazioni baciate" e dunque, cosa più importante, la liberazione definitiva dell'azionista dall'obbligo di restituire le somme utilizzate per comprare le medesime azioni. Il nostro studio si e già occupato con successo di tante posizioni analoghe relative ad azionisti della Popolare di Vicenza, ed in generale delle altre "popolari".

 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10 ...