DEBITO E REATI TRIBUTARI: Responsabilità del liquidatore per omesso versamento - la Cassazione delimita il perimetro

lunedì 10 giugno 2019 - 19:28

In tema di reati tributari, il liquidatore di società risponde del delitto di omesso versamento delle ritenute certificate o dell'IVA, previsto dagli artt. 10-bis e 10-ter del D.Lgs. 10 marzo 2000, n. 74, non per il mero fatto del mancato pagamento, con le attività di liquidazione, delle imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori; ma solo qualora distragga l'attivo della società in liquidazione dal fine di pagamento delle imposte e lo destini a scopi differenti.

 

La responsabilità in proprio del liquidatore, sussiste solo qualora egli non provi di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all'assegnazione di beni ai soci e creditori ovvero di aver soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Così ha disposto la sentenza n. 17727/2019 della Cassazione penale.

 
 

DEBITO INPS-AGENZIA ENTRATE RICOSSIONE: Tribunale, Sezione Lavoro annulla le cartelle esattoriali per contributi INPS richiesti al contribuente dopo lo spirare del termine di prescrizione

venerdì 07 giugno 2019 - 16:49

Il Tribunale di Modena con Sentenza n. 126/2019 ha totalmente accolto il ricorso presentato dal Nostro Studio avverso l'intimazione di pagamento con la quale l'Agenzia delle Entrate Riscossione richiedeva la corresponsione di contributi INPS, non più dovuti perché spirato il termine di prescrizione.

 

Il Giudice Monocratico ha sposato la tesi difensiva da noi esposta in atti e sostenuta in udienza di discussione evidenziando l'intervenuta prescrizione delle somme richieste da parte di Agenzia Entrate Riscossione ed ha accolto il ricorso.

 

Ancora oggi, nonostante il consolidato orientamento giurisprudenziale che stabilisce che la prescrizione interviene trascorsi cinque anni dalla maturazione del diritto, l'Agenzia Entrate Riscossione sostiene nei propri scritti difensivi, nonché nel dare informazioni presso gli uffici territoriali al front office, che il termine prescrizionale sia quello decennale, per questo motivo il Giudice ha provveduto anche alla condanna delle spese legali.

 

Anche questa ulteriore pronuncia ottenuta dal nostro studio a favore dei nostri clienti, dopo quella della scorsa settimana e le altre ulteriori ottenute, dimostrano che è sempre utile valutare la effettiva dovutezza delle somme sottoponendo la questione a professionisti che si occupano della materia.

 
 
 

DEBITO AGENZIA ENTRATE - ACCERTAMENTI ILLEGITTIMI: Svolta della Suprema Corte di Cassazione sugli accertamenti eseguiti dall'Agenzia delle Entrate

mercoledì 05 giugno 2019 - 19:03

La Sezione Tributaria della Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 13161/19 ha affermato che l'Agenzia delle Entrate non può applicare i coefficienti reddituali presuntivi di settore senza considerare lo stato di crisi in cui si trova la società nel momento del controllo e, pertanto, l'utilizzo del metodo induttivo seguito dall'amministrazione finanziaria per tutti i casi non è corretto.

 

Quindi è illegittimo l'accertamento induttivo (che si basa su criteri astratti/presuntivi) posto a carico di una società in crisi in quanto di regola, i parametri utilizzati dall'Agenzia sono quelli riferibili ad aziende nella loro gestione ordinaria.


Finalmente viene stabilito dalla Corte di Cassazione un principio importantissimo, ossia che Agenzia delle Entrate, nel procedere all'eventuale rettifica del reddito dichiarato, stimando quindi maggiori ricavi, DEVE tenere in debito conto lo stato di crisi in cui versa l'impresa al momento dell'accertamento, non applicando di default parametri che non potrebbero mai essere soddisfatti dall'azienda, perché così procedendo concorrerebbe di fatto al suo fallimento.

 
 
 

DEBITO AGENZIA DELLE ENTRATE RISCOSSIONE: Notifica cartelle via pec illegittima senza attestazione di conformità sull'atto

lunedì 03 giugno 2019 - 19:48

Con ordinanza n. 1/2019 avente ad oggetto un caso di opposizione avverso un pignoramento presso terzi dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione, il Tribunale di Napoli ha sospeso l'esecuzione del pignoramento in virtù del fatto che alcune cartelle di pagamento erano state notificate a mezzo pec in violazione di precise norme di legge.

 

In particolare, l'ordinanza ha statuito che sono invalide le notifiche di cartelle di pagamento effettuate a mezzo pec, allegate nel formato .pdf senza alcuna attestazione di conformità da parte dell'AER.

 

Secondo il Giudice campano, infatti, l'Ente concessionario ha l'onere di provare, fuori di ogni ragionevole dubbio, che il documento notificato sia esattamente conforme all'originale e tale attestazione deve essere apposta sull'atto notificato, altrimenti la notifica non assume alcun valore giuridico e deve essere, quindi, considerata inesistente, come mai avvenuta.

 
 
 
DEBITO AGENZIA ENTRATE RISCOSSIONE-EQUITALIA: Annullate dalla Commissione Tributaria di Bologna cartelle esattoriali per circa 50.000,00 euro a seguito di ricorso presentato dal nostro Studio
venerdì 31 maggio 2019 - 17:46
 

La Commissione Tributaria Provinciale di Bologna con Sentenza n. 359/2019 ha totalmente accolto il Ricorso presentato dallo Studio avverso intimazione di pagamento contenente cartelle esattoriali per l'ammontare di circa 50.000,00 euro, le quali avevano ad oggetto omessi versamenti IRAP, IRPEF e IVA da parte del Contribuente.

 

I Giudici hanno accolto, ancora una volta, le tesi difensive esposte dagli Avv.ti Di Maso e Longo in atti ed in udienza aventi ad oggetto il vizio di notifica delle cartelle, la mancata produzione in giudizio da parte di Agenzia Entrate Riscossione degli originali delle relate di notifica e l'intervenuta prescrizione delle somme richieste.

 

La Commissione, infatti, ha ritenuto che le cartelle non fossero state correttamente notificate al Contribuente e che non fosse stata dimostrata dall'Ente Riscossore l'esistenza nonchè l'effettiva spedizione di formali atti d'intimazione o di avvisi di fermi amministrativi.

 

Per questi motivi concludeva per la prescrizione della pretesa tributaria, ritenendo illegittima l'intimazione di pagamento impugnata e così disponendone l'annullamento.

 
 
DEBITO AGENZIA ENTRATE RISCOSSIONE: AER ed Inps non "rispondono" al contribuente. I Giudici annullano il debito.
mercoledì 29 maggio 2019 - 20:11

La Sezione Lavoro della Corte d'Appello di Lecce, con una recentissima sentenza, ha accolto l'impugnazione di un contribuente che aveva contestato le cartelle esattoriali e gli atti di pignoramento relativi ad una richiesta di versamento di circa 40mila euro per oneri previdenziali.

 

Il contribuente aveva, infatti, inviato una lettera di contestazione per bloccare l'esecutività dei provvedimenti e delle pretese del concessionario e dell'ente previdenziale, rilevando vizi di notifica e di motivazione, nonché incongruenze sulle somme richieste e sull'intervenuta prescrizione del diritto azionato, ma non aveva ricevuto alcuna risposta nei termini di legge.

 

La Corte ha quindi sancito che se l'ente non risponde entro 220 giorni alla lettera del contribuente che contesta le pretese del concessionario, il debito viene interamente annullato per il principio del silenzio assenso.

 
 
 
CRISI DI IMPRESA: Le procedure di allerta potranno complicare la risoluzione della crisi d'impresa
lunedì 27 maggio 2019 - 21:34

Le evidenze ci dimostrano come le imprese, tanto le piccole quanto le grandi, siano governate da imprenditori dotati - per loro stessa natura - di intuito e dinamismo pur senza avere, in taluni casi, una formazione specifica.

 

Questa caratteristica negli anni ha permesso a tante aziende di superare i periodi di assenza di liquidità.

Infatti non mancano casi aziendali nei quali le crisi di insolvenza (un tempo chiamate di illiquidità) sono rientrate autonomamente grazie alla sapiente azione perseverante dell'imprenditore senza ausilio di equipe specialistiche quali gli Organismi di Composizione della Crisi, Revisori Legali o Creditori Qualificati.

 

In passato si è assistito a situazioni nelle quali l‘imprenditore in difficoltà non palesava affatto lo stato di salute aziendale e tanto per non pregiudicare ulteriormente la crisi, quindi, riusciva funzionalmente a celare bene lo status di illiquidità ricorrendo talvolta a pratiche affabulatorie per ricevere dai creditori, ivi compreso le banche, fiducia e dilazioni di pagamento (oggi ristrutturazioni del debito) più di quanto non ne avesse avuta precedentemente, ottenendo un favor tale da consentirgli il superamento delle criticità.

 

Questa pratica, in sintesi, ha dimostrato come l'autonomia privata possieda un naturale grado di resilienza che non necessita di ausili. Viceversa il Codice della Crisi di Impresa e dell'Insolvenza (CCII) involge in sé elementi di pregio degni di nota, ma altrettanto non potrebbe dirsi sul versante dell'autonomia, snellezza e velocità delle procedure, le quali risultano pesantemente burocratizzate da organismi collegiali che mal si conciliano con il dinamismo aziendale e la leggerezza dei suoi processi.

 

Uno degli elementi di novità, risulta essere la cd diagnosi precoce dell'Insolvenza, la quale porta a pensare che la procedura di Allerta intesa a captare anzitempo segnali di una crisi aziendale in realtà potrebbe essere di intralcio ad essa più che un aiuto; costituirebbe, dunque, un ulteriore fardello a carico dell'imprenditore più di quanto non si possa immaginare.

 

Questa procedura potrà creare non poche preoccupazioni a chi fa impresa in quanto toglierà autonomia e libertà in una fase in cui molto spesso l'imprenditore è sempre stato capace di risolvere in autonomia le difficoltà. A tal fine si evidenzia che l'avvio di una procedura di Allerta, qualora non vi provveda l'organo di controllo, può essere attivata anche dall'istituto previdenziale, dall'agente della riscossione e dall'amministrazione finanziaria allorché abbiano crediti scaduti e non onorati dall'impresa.

 

Non v'è dubbio che il legislatore del codice della crisi avesse buone intenzioni, ma sarà necessario sempre più essere affiancati da professionisti che siano in grado di gestire la crisi di impresa.

 
 
 
DEBITO TRIBUTARIO: Gestirlo ora è possibile anche nella fase dell'accertamento
venerdì 24 maggio 2019 - 20:15

Molto spesso accade che l'imprenditore si trovi nella condizione di dover fare i conti con il Fisco per scelte contabili effettuate dal proprio consulente fiscale che mettono in allarme l'Agenzia delle Entrate, soprattutto se dai bilanci l'impresa risulta in perdita o nel caso in cui si faccia richiesta di liquidazione dell'iva a credito.

 

A questo punto partono gli accertamenti sulla posizione fiscale dell'azienda.

 

Così è accaduto ad una S.a.s., cliente dello Studio, che si è vista notificare avvisi di accertamento dall'Agenzia delle Entrate per un totale di imposte, sanzioni ed interessi pari circa a 180.000,00 euro, non solo a carico della società ma anche dei soci della medesima ugualmente responsabili.

 

All'esito dell'accertamento con adesione presentato dallo Studio a tutela del Contribuente, l'Avv. Di Maso è riuscito nell'intento di far rideterminare la somma accertata in soli 30.000,00 euro, evitando una più che probabile chiusura della società.

 

La gestione del debito tributario è possibile anche nella fase dell'accertamento grazie all'aiuto di professionisti del settore, i quali con le giuste ed appropriate difese possono tutelare al meglio gli interessi dell'impresa.

 
 
 
DEBITO BANCARIO LIQUIDAZIONE RISPARMIATORI: Nel decreto crescita è stato previsto il Fondo Indennizzo Risparmiatori (FIR)
mercoledì 22 maggio 2019 - 19:36

Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha emanato il decreto in merito alla presentazione dell'istanza di indennizzo e di accesso alle prestazioni del Fondo Indennizzo Risparmiatori.

 

Si tratta di un indennizzo spettante ai risparmiatori che hanno subito un pregiudizio da parte di banche sottoposte a liquidazione coatta amministrativa nel periodo compreso tra il 17 novembre 2015 e il 31 dicembre 2017 (Banca Etruria, CARIFE, Banca Marche, Banca di Vicenza).

 

Possono accedere all'indennizzo tutte le persone fisiche, piccoli imprenditori, le organizzazioni di volontariato e le microimprese, beneficiando dell'indennizzo automatico per chi ha un reddito inferiore a 35 mila euro o un patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro.

 

Gli altri risparmiatori dovranno invece presentare domanda di rimborso innanzi una Commissione tecnica la quale valuterà le violazioni di tipo contrattuale o extra contrattuale poste in essere dall'istituto di credito.

 

Agli azionisti spetterà dunque un indennizzo massimo pari al 30% del costo di acquisto delle azioni con un limite massimo di 100 mila euro per risparmiatore.

 

Per gli obbligazionisti subordinati la percentuale sale al 95% del costo di acquisto entro il limite massimo di 100 mila euro per ciascun risparmiatore.

 
 
 
DEBITI E REATI TRIBUTARI: Falso in bilancio - omettere dato contabile di importo rilevante senza profitto non è reato
lunedì 20 maggio 2019 - 13:06

L'imprenditore non risponde di falso in bilancio di cui all'art. 2621 del Codice civile sebbene il dato contabile omesso sia di importo elevato, se non vi sono profitti o raggiri.

 

E' quanto emerge dalla sentenza della Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione del 16 maggio 2018 n. 21672. Il caso vedeva una società di capitali non esporre in bilancio la vendita di alcuni immobile.

 

In tema di falso in bilancio, l'elemento soggettivo non può ravvisarsi nello scopo di far vivere artificiosamente la società, dovendo, invece, essere desunto da inequivoci elementi che evidenzino, nel redattore del bilancio, la consapevolezza del suo agire abnorme o irragionevole attraverso artifici contabili. I giudici del merito avevano errato ad affermare che la dimostrazione dell'elemento soggettivo del reato fosse implicita, stante l'elevato importo del dato contabile.

 
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