#DEBITO #BANCARIO E #USURA: Il Tribunale di Bologna rileva che nel calcolo del tasso soglia devono essere ricomprese anche le penali previste in caso di risoluzione del contratto

venerdì 11 ottobre 2019 - 19:55

Così è a pronunciarsi la Terza Sezione Civile del Tribunale di Bologna nel caso di un correntista mutuatario il cui contratto di finanziamento sottoscritto con la Banca prevedeva l'estinzione anticipata subordinata al pagamento di un compenso pari all'1% del capitale residuo da rimborsare. Tale compenso era convenuto in capo al mutuatario anche in caso di decadenza dal beneficio del termine, di risoluzione del contratto, nell'ipotesi di mancato, parziale o totale, utilizzo del finanziamento entro i termini contrattualmente stabiliti. Esaminato il TEG, il contratto risultava sopra soglia usura. Quindi se entro una determinata data la banca avesse chiesto l'immediato rimborso del credito per inadempimento, il mutuatario avrebbe dovuto pagare un costo complessivo usurario poiché superiore al TSU vigente al momento della stipula del contratto. Si chiedeva così il riconoscimento della gratuità del mutuo ai sensi dell'art. 1815, comma 2 C.c. e la condanna della banca convenuta alla restituzione di tutti gli interessi illegittimamente versati. Con Ordinanza il Tribunale di Bologna ammetteva CTU chiedendo al tecnico di verificare se tenuto conto della commissione per estinzione anticipata pattuita in caso di risoluzione del contratto di mutuo, il tasso fosse usurario. In questo caso il CTU doveva altresì calcolare l'eventuale somma da restituire. Questa Ordinanza è importante in quanto si annovera tra tutta quella giurisprudenza che dà valore al principio dell'onnicomprensività del costo del credito ai fini del vaglio usurario, principio previsto nell'art. 644 del Codice Penale.

 
 
 

#REATI #FALLIMENTARI: Presupposti per l'esclusione della sussistenza di reati fallimentari come commessi dagli amministratori di una società fallita appartenente ad un gruppo.

venerdì 11 ottobre 2019 - 09:20

Qualora il fallimento riguardi una società appartenente ad un gruppo, la natura distrattiva o dissipativa di un'operazione posta in essere da un suo amministratore, di cui lo stesso sia chiamato a rispondere ai sensi degli artt. 216 e 223, primo comma, L.F., può essere esclusa. Può essere esclusa in presenza di vantaggi compensativi, di cui la società apparentemente danneggiata possa avere o avrebbe potuto usufruire e di cui l'imputato è tenuto a fornire la prova, che abbiano o avrebbero potuto riequilibrare gli effetti immediatamente negativi per la fallita di quell'operazione, così da neutralizzare, ancor prima dell'apertura della procedura fallimentare, gli svantaggi per i creditori sociali. In tal senso una recente Sentenza la Corte di Cassazione (n. 32654 del 2018).

 
 
 

#AGENZIA DELLE #ENTRATE #RISCOSSIONE: Inesistente la notifica effettuata a mezzo di poste private

giovedì 10 ottobre 2019 - 21:09

La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 234/2018 ha ribadito un principio già sancito in numerose pronunce civili secondo cui si configura l'inesistenza giuridica delle notifiche eseguite a mezzo di poste private. È infatti ormai consolidato l'indirizzo giurisprudenziale per cui tutti i servizi relativi a notificazioni e comunicazioni a mezzo posta debbano avvenire per il tramite di Poste Italiane S.p.A. Qualora la notifica sia avvenuta a mezzo di servizio postale privato, quindi con modalità non contemplate dall'ordinamento, la notifica dovrà essere considerata come giuridicamente inesistente. Va precisato che, affinché le notifiche effettuate a mezzo di servizi privati abbiano effetto, sarà necessario attendere il rilascio delle licenze individuali da parte dell'Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) nei confronti degli operatori che soddisfano determinati requisiti: soltanto in questo caso avranno effetto le notifiche effettuate da tali servizi alternativi rispetto a Poste Italiane S.p.A.

 
 
 

#DEBITI #TRIBUTARI: Non può essere richiesta al contribuente la prova dei fatti già documentalmente noti al Comune

mercoledì 09 ottobre 2019 - 12:23

L'amministrazione finanziaria non può richiedere documenti e informazioni al contribuente che siano già in proprio possesso o in possesso di altre amministrazioni pubbliche indicate dallo stesso. Questa è la conclusione a cui sono giunti i giudici della CTR del Lazio, con sentenza n 4239/19 del 11/07/19 secondo i quali, alla luce del principio di collaborazione e buona fede che deve improntare i rapporti tra fisco e contribuente, a quest'ultimo non può essere chiesta la prova di fatti già documentalmente noti all'ente impositore (Cass. ord. n. 12304/2017). Nel caso di specie le risultanze anagrafiche sono pienamente sufficienti a legittimare l'esenzione dall'ICI per gli immobili in uso gratuito a parenti e affini fino al secondo grado senza che sia necessaria la comunicazione prevista dal regolamento comunale.

 
 
#DEBITO #INPS OMESSO VERSANTO DEI CONTRIBUTI: Cosa fare?
lunedì 07 ottobre 2019 - 20:11

Il mancato versamento dei contributi INPS da parte del datore di lavoro delle ritenute previdenziali operate sugli stipendi dei propri dipendenti, è un reato penale punito con una sanzione massima che prevede la reclusione fino a tre anni e con la multa fino a 1.032,00 euro. Il datore di lavoro che omette il versamento delle ritenute entro il termine del sedicesimo giorno del mese successivo a quello a cui si riferiscono i contributi, può rimediare pagando un sanzione civile ridotta in caso di ravvedimento spontaneo e pagamento di quanto dovuto prima che venga accertata la violazione, oppure, una volta che venga accertata l'omissione, di pagare la somma indicata nella diffida tramite la rateizzazione così da evitare il procedimento penale e l'eventuale condanna se il pagamento non viene effettuato entro tre mesi dalla notifica della diffida. Così, il datore di lavoro in difficoltà economiche a causa, per esempio, di una crisi di liquidità temporanea dell'impresa può ottenere una riduzione delle sanzioni civili. La riduzione delle sanzioni civili, infatti, può essere concessa solo se il debito è rilevabile da denunce e registrazioni obbligatorie, mentre nell'ipotesi di evasione contributiva la riduzione può essere concessa solo nel caso di denuncia spontanea entro i dodici mesi, con versamento del debito o richiesta di rateazione entro i trenta giorni successivi alla denuncia.

 
 
#DEBITO #TRIBUTARIO - #AGENZIA ENTRATE RISCOSSIONE (#EQUITALIA): Vizi che normalmente riscontriamo nelle cartelle esattoriali e benefici derivanti dalla loro impugnazione
giovedì 03 ottobre 2019 - 19:16

Una cartella esattoriale può essere contestata perché molto frequentemente riscontriamo i vizi che di seguito vi elenchiamo: di sostanza (o di merito) come, ad esempio, l'avvenuto pagamento della somma, la sospensione del titolo a seguito di ricorso al giudice, il difetto di motivazione, la non dovutezza del tributo perché erroneamente attribuito, l'intervenuta prescrizione o decadenza per decorso del temine previsto per legge, l'intempestiva formazione del ruolo e la notifica a soggetto non legittimato; di forma come, ad esempio, la mancata indicazione del responsabile del procedimento, l'omessa notifica dell'atto prodromico, l'omesso calcolo degli interessi, l'errata notificazione della cartella esattoriale e/o l'errata sottoscrizione, nonchè la mancanza delle informazioni essenziali della cartella. Tutto questo porta ad avere numerosi benefici conseguenti all'impugnazione di una cartella viziata. Primo fra tutti la sospensione della cartella stessa, che permette di bloccare eventuali procedure esecutive instaurate dall'Agente Riscossore, come il pignoramento della propria automobile utilizzata per recarsi a lavoro o l'immobile di proprietà che ricordiamo può essere oggetto di pignoramento anche nel caso in cui sia gravato da mutuo ipotecario. Fatta eccezione per la prima casa la quale soggiace ai seguenti limiti di pignorabilità: • corrisponda al luogo in cui il contribuente ha fissato la propria residenza; • abbia destinazione catastale abitativa; • non sia catastalmente classificato come villa (A8), castello (A9) e non possieda i requisiti delle case di lusso. Se uno solo di questi requisiti manca e il debito del contribuente è almeno di € 120.000, l'Agenzia delle Entrate può procedere al pignoramento. Se invece l'importo è inferiore a 120.000, ma superiore a € 20.000, l'agente di riscossione potrà solo iscrivere ipoteca sull'immobile. Non gli sarà possibile infatti agire esecutivamente e far vendere l'immobile all'asta. In ogni caso qualora il contribuente intendesse vendere il bene dovrà prima soddisfare l'ente riscossore, viceversa non potrà cancellare l'ipoteca. Per tutti questi motivi è necessario rivolgersi a professionisti che seguano queste materie perché si ha la possibilità di ottenere sgravi significativi della propria esposizione debitoria. Il nostro Studio si occupa ormai da anni di questo ambito del diritto, ottenendo diverse pronunce significative in merito.

 
 
 
#DEBITO #TRIBUTARIO: Nullo l'avviso di accertamento sottoscritto digitalmente e notificato nelle forme ordinarie prima del 27/1/2018
mercoledì 02 ottobre 2019 - 15:47

È nullo l'avviso di accertamento sottoscritto digitalmente e notificato in via ordinaria prima dell'entrata in vigore del vigente testo del sesto comma dell'art. 2 D.Lgs. n. 82/05 (Codice dell'amministrazione digitale - CAD), avvenuta il 27 gennaio 2018. Spiegano i giudici che, a partire da questa data è stato esteso l'obbligo della firma digitale anche agli atti accertativi dell'Amministrazione Finanziaria. Per questi ultimi era invece prevista, a partire dal 1/7/2017, la possibilità di utilizzare la firma digitale solo sugli atti emessi nell'esercizio delle attività ispettive e di controllo fiscale notificati a mezzo PEC. Nel caso di specie l'atto risulta, di conseguenza, affetto da nullità per difetto di sottoscrizione come previsto dal terzo comma dell'art. 42 D.P.R. n. 600/1973. Anche questa decisione dimostra che è sempre utile rivolgersi a professionisti preparati che possano nel concreto determinare se effettivamente le somme richieste da Agenzia Entrate Riscossioni ex Equitalia siano dovute o meno. Noi da anni ci occupiamo della gestione di questo contenzioso.

 
 
 
#DEBITO E #FALLIMENTO: Le #Startup possono fallire
lunedì 30 settembre 2019 - 21:13

Il legislatore, ai sensi dell'art. 25, comma 2, d.l. 179/2012, ha disposto che non sono assoggettabili al fallimento le start-up innovative, pur se costituite come società di capitali in forma di società cooperativa, che abbiano come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico. Questo regime di esenzione ha una durata pari a cinque anni, decorrenti dalla data di costituzione delle suddette società, ossia dal momento in cui esse vengono iscritte nella sezione speciale del Registro delle Imprese. Nella relazione illustrativa, inerente al medesimo decreto (d.l. 179/2012) vengono spiegate le ragioni di questa deroga, motivata «dall'elevato rischio economico assunto da chi decide di fare impresa investendo in attività di alto livello d'innovazione» Dunque, per effetto dell'iscrizione nel Registro delle Imprese, viene meno, la facoltà di dichiarare fallimento per le start-up. Nello specifico, l'art. 31, d.l. 179/2012, stabilisce che «le start up innovative non sono soggette alle procedure concorsuali diverse da quelle previste dal capo II dalla legge n. 3/2012». Pertanto, la crisi di queste società, si risolve esclusivamente attraverso l'accordo di composizione della crisi oppure con la liquidazione dei beni, definite ai sensi della legge n. 3/2012, mentre viene esclusa l'applicabilità del piano del consumatore. Tuttavia, l'esenzione delle start up innovative dalle procedure concorsuali è limitata, a tal proposito, l'articolo 31 comma 4 del succitato d.l. 179/2012, dispone che «Qualora la start up innovativa perda uno dei requisiti previsti dall'articolo 25, comma 2, prima della scadenza dei cinque anni dalla data di costituzione, cessa l'applicazione della disciplina prevista nella presente sezione». L'onere di provare la sussistenza dei requisiti di legge, inerenti allo status di start up innovativa, ai sensi dell'art. 25 comma due del d.l. n. 179/2012, spetta alla società resistente in sede prefallimentare. A tal proposito, recentemente il Tribunale di Udine ha confermato che «la società resistente la quale, non ha neppure provato, pur essendone onerata, la sussistenza dei requisiti di cui al comma 2 dell'art. 25 (...), considerato che i requisiti previsti per le start up innovative devono persistere anno per anno, in armonia con quanto viene sancito, ai sensi dell'art. 31 del medesimo d.l. 179/2012, sicché tale inottemperanza è già di per se sufficiente per affermare la perdita, nel 2017, da parte della società delle condizioni di legge per godere dell'esenzione della procedura fallimentare Tuttavia nel 2019, il Tribunale di Modena ha espresso altresì un ulteriore orientamento in virtù del quale, decorso un quinquennio dalla costituzione della società, a prescindere dal momento in cui vengano accertati e certificati i requisiti della c.d. start up innovativa, quest'ultima sarà assoggettabile comunque alle procedure concorsuali maggiori. Di seguito la sentenza del Tribunale dispone che «sebbene l'esclusione dalle procedure concorsuali diverse dal c.d. Sovraindebitamento non sia rinunciabile, la ricorrente possa cionondimeno essere assoggettata a fallimento, essendo decorso il termine di cinque anni dalla sua costituzione, così come evincibile dall'art.31, comma 4 d.l. 179/2012, infatti tale disposizione prevede l'esenzione dalla procedure concorsuali maggiori solo per un quinquennio dalla costituzione della società, a prescindere dal momento in cui vengano accertati e certificati i requisiti della c.d. Start-up innovativa ossia con la conseguente iscrizione della stessa all'interno della sezione speciale del Registro delle Imprese". Dunque, viene espresso un orientamento in virtù del quale, decorso un quinquennio dalla costituzione della società, a prescindere dal momento in cui vengano accertati e certificati i requisiti della c.d. Start up innovativa, quest'ultima sarà assoggettabile alle procedure concorsuali maggiori. Il nostro studio attraverso la propria competenza saprà guidarvi, nel migliore dei modi, nella scelta della procedura corretta nel caso in cui la vostra start-up si ritrovi in un grave stato di crisi o d'insolvenza.

 
 
DEBITO BANCHE ED ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE: I LUOGHI COMUNI DEL DEBITORE
venerdì 27 settembre 2019 - 19:53

DEBITO BANCHE ED ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE: I LUOGHI COMUNI DEL DEBITORE

In tema di pignoramento immobiliare, nel corso degli anni, sono nate convinzioni per lo più errate ed incomplete a causa di ciò che si legge online o si sente dire da soggetti non competenti in materia.

Ma quali sono "i luoghi comuni" che maggiormente inducono in errore?

- Si può evitare il pignoramento donando la casa, oppure affittarla o darla in usufrutto? Sbagliato. Il pignoramento annulla tutti gli atti posti in essere sull'immobile pertanto i medesimi verranno dichiarati inefficaci.

- Quando è iscritta ipoteca, l'abitazione non può essere pignorata! Sbagliato. L'ipoteca rappresenta solamente una garanzia per la Banca che ha erogato il prestito ma non preclude alla stessa o ad altri soggetti di iniziare una procedura esecutiva.

- La Banca non può pignorare la prima casa! Sbagliato. La legge dispone la facoltà per il creditore di aggredire i beni immobili per soddisfare il proprio diritto di credito, ciò significa che anche la prima casa del debitore è pignorabile

- La casa viene venduta all'asta, quindi il debito è estinto! Sbagliato. Dati i continui ribassi del prezzo tra un'asta e l'altra, la vendita dell'immobile a un prezzo inferiore rispetto al debito non sarà sufficiente a soddisfare i creditori. Il debitore, pertanto, sarà costretto a saldare la differenza in altro modo.

- La Banca non può pignorare l'immobile perché ci vivono dei minori! Sbagliato. Quando l'abitazione viene venduta all'asta, il nuovo proprietario può chiedere all'ufficiale giudiziario la liberazione dell'immobile anche in presenza di bambini o disabili. - Si può definire il debito (il mutuo) consegnando le chiavi di casa alla Banca! Sbagliato. Le Banche non hanno alcun interesse ad acquisire gli immobili, hanno viceversa la necessità di rientrare del prestito erogato. Per questo motivo è necessario rivolgersi a professionisti esperti che vi permetteranno di vagliare tutte le possibilità per evitare la vendita dell'immobile o raggiungere un accordo vantaggioso con gli Istituti di credito.

 
 
 
#DEBITO E CRISI ECONOMICA - COME GESTIRE L'INDEBITAMENTO
giovedì 26 settembre 2019 - 19:33

Il nuovo codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza interviene sulle procedure da sovraindebitamento, in precedenza regolate dalla l. 3/2012, la cui funzione era quella di risolvere situazioni di crisi riguardanti le persone fisiche o "altri soggetti" non sottoponibili alle procedure concorsuali maggiori. Specificatamente per la risoluzione della crisi da sovraindebitamento vengono previste le seguenti procedure: • Ristrutturazione dei debiti del consumatore • Concordato minore • Liquidazione controllata Le prime due sono procedure di composizione della crisi volontarie, in quanto "attivabili" esclusivamente su iniziativa del debitore invece la liquidazione controllata può essere aperta anche su richiesta dei creditori o del P.M. . Inoltre, all'interno della nuova disciplina, gli Organismi di Composizione della Crisi occuperanno un ruolo centrale dal momento che saranno gli unici a gestire interamente la procedura. Ma la novità assoluta consiste nella possibilità di comprendere, all'interno del piano, prevedendone la dovuta rateizzazione, il mutuo garantito da ipoteca iscritto sull'abitazione principale del debitore oppure sui propri beni strumentali all'esercizio d'impresa. La sensazione è che le novità apportate possano favorire la risoluzione dello stato di crisi o d'insolvenza in maniera più agevole con tempi contingentati. Il nostro studio è in grado di guidarvi nella scelta della procedura corretta da intraprendere sia che si tratti di privilegiare la continuità aziendale sia che si tratti di riottenere la propria solvibilità personale.

 
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